giovedì 24 maggio 2018

Tanto gentile e tanto onesta pare - Dante Alighieri



Tanto gentile e tanto onesta pare
Dante Alighieri


Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi non la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

martedì 22 maggio 2018

L'Incal


L'Incal


Rutilante space / inner opera con astronavi e immersioni nelle profondità dell'animo umano con metabaroni e uccelli parlanti.
I disegni di Moebius reggono bene le fantasie di Jodorowsky e aggiungono corpo e sangue :)
Imperdibile.

giovedì 17 maggio 2018

Una parola muore di Emily Dickinson



 Una parola muore
 Emily Dickinson


Una parola muore
appena detta,
dice qualcuno.

Io dico che solo
quel giorno
comincia a vivere

martedì 15 maggio 2018

IL PONTE MIRABEAU di GUILLAUME APOLLINAIRE

GUILLAUME APOLLINAIRE
IL PONTE MIRABEAU


Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amor
Che io me ne sovvenga
La gioia mai mancò dopo il dolor

Venga la notte rintocchi l’ora
I giorni se ne vanno io non ancora

Le mani nelle mani restando faccia a faccia
Lasciam che giù
Sotto l’arcata delle nostre braccia
D’eterni sguardi  passi l’onda lassa

Venga la notte rintocchi l’ora
I giorni se ne vanno io non ancora

L’amore se ne va come va la corrente
L’amore va
Come la vita è lenta
E come la Speranza è violenta

Venga la notte rintocchi l’ora
I giorni se ne vanno io non ancora

Giornate e settimane il tempo corre
Né più il passato
Né più l’amore torna
Sotto il ponte Mirabeau la Senna scorre

Venga la notte rintocchi l’ora
I giorni se ne vanno io non ancora

venerdì 11 maggio 2018

L'INFINITO di Giacomo Leopardi


La più bella poesia di tutti i tempi e luoghi


L'INFINITO
Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.